Su personaggi celebri come Niccolò Machiavelli non mancano pubblicazioni e col passare del tempo diventa complicato discernere ciò che è utile da ciò che è dozzinale o meccanicamente ripetitivo. Nel panorama editoriale va segnalata una pubblicazione uscita a fine 2016 che è, allo stesso tempo, rigorosa e bizzarra, impregnata di seriosità accademica e leggera nella lettura. Si sono infatti messi di buona lena Antonio De Simone e Davide D’Alessandro con questa Intervista a Machiavelli. Tra cultura, filosofia e politica (Morlacchi, p.196, euro15) che soddisfa molti gusti intellettuali partendo però da una premessa sostanziale: Machiavelli è un classico e nei suoi scritti si coniugano tematiche nella loro moderna e diversa formulazione e una originalità dettata da uno spirito visionario eppur concreto e pragmatico. E proprio questo continuo brulicare di connessioni tra l’uomo del Rinascimento e un pensiero politico che ancora oggi è il più citato in ogni angolo della terra e in ogni umana e contemporanea questione ne rende l’opera e la figura pervadente e imprescindibile.
Antonio De Simone, professore di Storia della filosofia nell’Università di Urbino, percorre il primo sentiero. Si inerpica lungo le contraddizioni e ovviamente le compatibilità tra un pensiero definito classico e le multiformi problematiche di un tempo come il nostro. Si chiede, dovendo per forza di cose andare in profondità, quanto la nozione di ‘attualità’ connessa ai classici possa ancora essere proiettata nel suo <<valore d’uso descrittivo e normativo, sulle esigenze e le contraddizioni del presente>>. Perché c’è una sostanziale differenza tra studiare un classico avendo consapevolezza che è tale solo perché adotti un certo stile, rappresenti una determinata epoca o sia frutto del lavoro di una grande personalità del passato e invece un pensiero che scava oltre il proprio tempo storico svelando una varietà di motivi predisposti a illuminare situazioni assai lontane nelle epoche. Forse ciò è possibile proprio perché, come spiega De Simone, il ‘Segretario fiorentino’ <<si muove oltre la visione lineare del tempo smitizzandola e materializzandola, la ridimensiona a tal punto da farne un ‘’segmento determinato di un perenne movimento, che non ha fine in nessuna dimensione trascendente’’. (…) sa che il conflitto è il risvolto politico dell’esistenza umana>>. Insomma, menzogna e trame, conflitto, congiura e competizione sono eterne dinamiche della politica che si dispiegano in qualunque spazio e tempo.
E l’errore fatto da non pochi analisti, anche in epoca recente, è il considerare questo approccio alle cose della vita politica come un lato oscuro da tenere appunto occultato; l’altra faccia della luna che pur analizzata in ogni singolo particolare ne rappresenterebbe solo degenerazioni e versanti meno nobili. In realtà, il discrimine sta proprio nel fatto che Machiavelli aveva intuito, prima e più degli altri, l’immutabile ‘antropologia delle passioni’ che, per sua stessa natura, non può fare a meno in ogni epoca e ad ogni latitudine di taluni ricorrenti elementi come la ragione, la violenza, l’astuzia e la forza.
La parte che potrebbe apparire a prima vista bizzarra è invece quella di Davide D’alessandro, anch’egli studioso di filosofia politica, che appunto si avventura in questa fantasmagorica intervista a Machiavelli ma che –va ribadito- non rappresenta il solito escamotage editoriale per solleticare l’attenzione di qualche sprovveduto lettore. Il tira e molla di domande e risposte va infatti avanti per oltre ottanta pagine che si dispiegano dalla esegesi su testi e sui più famosi concetti del ‘fiorentino’ fino alla attualità culturale e ai moderni pensatori. In realtà, qui c’è un doppio gioco, utile per la comprensione dei vari rimandi filosofici e politologici ma grazie a un registro comunicativo moderno e dinamico. Oltre, infatti, a tirar fuori in maniera divulgativa e godibile per il lettore, spunti, considerazioni, assiomi e tutto quanto fa parte della pubblicistica di Machiavelli, grazie allo strumento-intervista si ritorna con acume sulle valutazioni più disparate che intaccano figure come Berlin, Gramsci, Eugenio Garin, Roberto Esposito, Bobbio e decine di altri studiosi lanciatisi lungo tutto il novecento con impegno e scrupolosità nello studio della sua filosofia politica.
L’intervista immaginaria è perciò una sorta di circolo virtuoso grazie al quale si decritta tanta parte dell’ermeneutica recente su Machiavelli attraverso sinteticità di contenuti tipici dei botta e risposta ma soprattutto per via di un linguaggio accessibile e privo di alcuna pedanteria.
Alla fine l’impressione che si ricava è che grazie a questa Intervista a Machiavelli e al lavoro dissimile eppur complementare di Antonio De Simone e Davide D’Alessandro si apra la possibilità di circumnavigare il pensiero del ‘fiorentino’ privi di alcun pregiudizio e di coglierlo perciò da differenti visioni prospettiche.

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Fonte: http://www.ilconservatore.com/idee/intervista-a-machiavelli/
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