Mollato una volta. Quando subito dopo il suo arresto Virginia Raggi lo definì semplicemente “uno dei 23 mila dipendenti del comune”.
Mollato due volte. Quando il M5S ha ripetuto Urbi et Orbi che è lui il virus che ha infettato il movimento, che è stato un errore, l’unico commesso dalla sindaca che aveva deciso di fidarsi della persona sbagliata.
Mollato per la terza volta quando la Raggi davanti ai magistrati avrebbe scaricato su Marra il peso dell’abuso d’ufficio, sostenendo di non essere stata informata dell’aumento significativo di stipendio di Renato Marra.
Secondo indiscrezioni, infatti, la sindaca davanti ai magistrati avrebbe scaricato su Marra il peso dell’abuso d’ufficio, sostenendo di non essere stata informata dell’aumento significativo di stipendio di Renato Marra. Circostanza confermata dalle intercettazioni nelle quali Raggi si lamenta con l’ex capo del personale per l’aumento di stipendio ottenuto dal fratello, aggiungendo “potevate dirmelo”. Posizione che di certo non solleva la sindaca ma ne aggrava le responsabilità, visto che lei stessa aveva dichiarato alla responsabile anticorruzione del Campidoglio, Mariarosa Turchi di “avere agito in autonomia” circa la promozione di Renato Marra. Resta salda ancor più salda l’accusa di falso.
Le indagini sul sistema-polizze di Salvatore Romeo continuano, ma non preoccupano la sindaca Virginia Raggi, che resta indagata di abuso d’ufficio e falso in atto pubblico nell‘inchiesta della procura di Roma sulle nomine in Campidoglio. Raggi presenterà “non in tempi brevissimi, forse anche tra settimane” – fa sapere il suo legale Alessandro Mancori – una memoria difensiva sugli argomenti già toccati nel lungo interrogatorio di giovedì.
Nei prossimi giorni sarà invece sentito dai pm Paolo Ielo e Francesco Dall’Olio l’ex capo del personale Raffaele Marra, anch’egli accusato di abuso d’ufficio per la scelta da parte di Raggi del fratello Renato alla direzione Turismo. Raffaele Marra è stato arrestato a dicembre per presunta corruzione in una vicenda di quattro anni fa.
E ora potrebbe decidere di dire più di quanto dichiarato. Secondo quanto ricostruisce il quotidiano La Repubblica la decisione sarebbe scaturita dopo che “la sindaca l’ha accusato davanti ai magistrati di averla indotta al falso”. A supportare la sua versione ci sono le chat. Inoltre Marra sarebbe pronto a documentare e indicare le ripetute riunioni e incontri cui partecipò per la definizione delle nomine fatta dalla giunta Raggi. Così come potrebbe raccontare il contenuto del colloquio che ebbe con Luigi Di Maio, svelando particolari che toccherebbero il cuore stesso dei vertici pentastellati.
“A quanto pare, il numero, il tenore e la frequenza delle comunicazioni tra Raggi e Romeo nei giorni e nelle settimane del cosiddetto ‘interpello’ (la richiesta di manifestazione di interesse che avviò la procedura di selezione e rotazione dei dirigenti capitolini durante la quale trovò il suo posto al sole il fortunato Renato Marra ) dimostrerebbero – aggiunge ‘la Repubblica’ – documentalmente come non solo la Raggi fosse tenuta costantemente al corrente delle mosse di Raffaele sul conto del fratello Renato, ma di come queste mosse fossero tempestivamente comunicate e condivise dagli altri ‘amici': Romeo e Frangia”.
La memoria della sindaca – “molto tecnica come la materia oggetto d’indagine”, secondo il suo legale – dedicherà spazio alla procedura dell’interpello, seguita dall’amministrazione M5S per la rotazione dei dirigenti che portò Renato Marra alla direzione Turismo.
L’interpello prevede la possibilità per i dirigenti pubblici di proporsi a ricoprire ruoli per i quali ci si considera titolati. “Dovevano per legge ruotare 200 dirigenti e hanno scelto per trasparenza l’interpello, previsto dalla normativa, invece che la chiamata diretta come si è sempre fatto – dice l’avvocato Mancori – Il punto è stato chiarito nell’interrogatorio, ma produrremo documenti che abbiamo già esibito”.
Per la procura la procedura non sarebbe stata compiuta in modo corretto perchè non si sarebbero comparati i curriculum, Inoltre sul fratello di Marra gravava anche un conflitto di interessi che, secondo l’ipotesi degli inquirenti, Raggi non avrebbe di fatto rimosso. Due circostanze che hanno condotto la Procura a contestare alla sindaca l’abuso d’ufficio, accusa che comunque rimane in piedi visto che la firma sulla delibera di nomina ( e relativo aumento di stipendio) è quella di Virginia Raggi.
L’interrogatorio di Raffaele Marra a questo punto potrebbe essere dirimente anche per capire il percorso giudiziario dell’inchiesta in relazione alla sindaca, che oggi riposa dopo 48 ore di fuoco. Stanca ma non provata. “Non è affatto vero che è svenuta durante l’interrogatorio – dice l’avvocato Mancori – l’unico momento di sorpresa è stato quando ha saputo delle due polizze di Salvatore Romeo a suo favore”. Sorpreso anche l’avvocato “perchè la notizia stranamente nello stesso momento è uscita su due siti”.
Fonte: http://www.unita.tv/focus/raggi-m5s-marra-vendetta/
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